/ Split payment: cosa cambia per chi lavora con la Pubblica Amministrazione
Pubblicato il 24 Giugno 2026 in Fisco
Lo split payment (in italiano “scissione dei pagamenti”) è una regola speciale sull’IVA, in vigore dal 2015, che riguarda chi vende beni o servizi alla Pubblica Amministrazione e ad alcuni altri enti pubblici o partecipati dallo Stato.
Normalmente, quando emetti una fattura, il tuo cliente ti paga l’intero importo, compresa l’IVA, e sei tu a versarla allo Stato. Con lo split payment invece succede una cosa diversa: il cliente pubblico ti paga solo l’imponibile (il valore della merce o del servizio), mentre l’IVA non passa da te, ma viene versata direttamente dall’ente pubblico nelle casse dello Stato.
In pratica, per chi emette la fattura, l’effetto concreto è questo: incassi un importo “al netto” dell’IVA, perché quella parte non la vedrai mai passare sul tuo conto: viene gestita direttamente tra l’ente pubblico e l’Erario.
A chi si applica
Lo split payment riguarda chi fattura, oltre alla Pubblica Amministrazione in senso stretto (Comuni, Regioni, ASL, scuole, ecc.), anche altri soggetti considerati ad alta affidabilità fiscale: enti pubblici economici, fondazioni e società partecipate per almeno il 70% da amministrazioni pubbliche, società controllate dalla Presidenza del Consiglio o dai Ministeri.
Sono invece esclusi da questa regola: chi è in regime forfettario o dei minimi, i professionisti soggetti a ritenuta d’acconto, e chi opera in reverse charge (un altro meccanismo, diverso, in cui è già il cliente a dover versare l’IVA).
Se non sei sicuro se la tua attività rientri o meno nello split payment, possiamo verificarlo insieme guardando i tuoi clienti abituali.
Cosa sta succedendo ora
Lo split payment non è una regola permanente: l’Italia deve chiedere periodicamente il via libera dell’Unione Europea per continuare ad applicarlo, perché si tratta di una deroga rispetto alle regole IVA ordinarie europee. L’autorizzazione attuale scade il 30 giugno 2026.
Il Governo ha già chiesto, fin dall’ottobre 2025, una nuova proroga. La buona notizia è che il 17 giugno la Commissione Europea ha dato il primo via libera alla richiesta italiana, proponendo di estendere la misura fino al 30 giugno 2029. Ora la decisione passa al Consiglio dell’Unione Europea, che deve dare l’approvazione definitiva.
In sostanza: il rinnovo è in dirittura d’arrivo, ma manca ancora il timbro finale.
Cosa succede se la proroga non arriva in tempo
Qui sta il punto pratico più importante per chi lavora con la PA: se il via libera definitivo dell’UE non arrivasse prima del 30 giugno 2026, dal 1° luglio lo split payment smetterebbe di essere in vigore, e si tornerebbe alle regole IVA ordinarie: l’ente pubblico tornerebbe a pagarti l’intero importo, IVA compresa, e saresti tu a doverla versare allo Stato come avviene per le fatture verso clienti privati.
Questo scenario, al momento, appare comunque poco probabile: la richiesta di proroga è già stata accolta a livello di Commissione, e storicamente l’Italia ha sempre ottenuto i rinnovi richiesti (è già successo nel 2020 e di nuovo nel 2023). Ma fino alla decisione ufficiale del Consiglio, la situazione non è formalmente chiusa.
Cosa fare nel frattempo
Per ora non c’è nulla da modificare nella tua operatività: continua a fatturare come hai sempre fatto.
Se lavori abitualmente con la Pubblica Amministrazione e vuoi capire nel dettaglio come lo split payment incide sulla tua gestione di cassa e IVA, possiamo parlarne insieme con calma.
Fonte: informazionefiscale.it
