/ Tassa sui pacchi: la Manovra 2027 la abolisce, ma l’e-commerce extra UE costa già 5 euro per prodotto
Pubblicato il 5 Novembre 2026 in Fisco
Il disegno di legge di Bilancio 2027 cancella la tassa italiana sui pacchi, introdotta dalla legge n. 199/2025 sulle spedizioni sotto i 150 euro da paesi extra UE. La tassa non è mai entrata a pieno regime: dopo quattro proroghe in un anno è slittata da gennaio 2026 al 1° gennaio 2027 (da ultimo con il DL 193/2026 del 22 ottobre). L’abrogazione costa 91,3 milioni di euro di minori entrate, molto meno delle stime iniziali, perché i flussi di e-commerce si sono già ridotti.
La ragione, spiegata dalla relazione tecnica, è la nuova disciplina doganale europea. Dal 1° luglio 2026 è stata eliminata la franchigia doganale sulle spedizioni di modico valore ed è stato introdotto un dazio forfettario di 3 euro per articolo, che la Commissione considera base imponibile IVA. Dal 1° novembre 2026 si aggiunge un contributo doganale di gestione di 2 euro per articolo. Il costo di ingresso di un prodotto in UE sale così a 5 euro.
Le due misure hanno natura diversa e si cumulano. Il dazio da 3 euro è transitorio e terminerà con l’entrata in funzione dell’hub doganale europeo nel 2028, perché nasce dalla fine della soglia di esenzione dei 150 euro. Il contributo da 2 euro è strutturale, si applica a prescindere dal valore della merce e serve a coprire il lavoro che l’e-commerce impone agli uffici doganali. Le entrate, classificate come risorse proprie dell’Unione, vengono in parte attribuite anche agli Stati membri.
Un prelievo nazionale in più avrebbe prodotto una doppia imposizione, ed è per questo che lo spazio per la tassa italiana si è chiuso. L’idea era stata portata nella scorsa legge di Bilancio dal ministro Giorgetti, prima che il quadro europeo fosse definito, creando un cortocircuito tra norme interne e comunitarie. Con la tassa italiana si stimavano 122 milioni per il secondo semestre 2026 e 245 milioni l’anno nel 2027 e 2028. La notizia della sua applicazione aveva già avuto un effetto frenante sulla logistica del settore.
Per le imprese che importano da paesi extra UE o vendono online beni acquistati fuori Unione, il punto operativo è che l’unico onere a regime resta quello europeo. Il costo per prodotto cresce da novembre e incide su prezzi e margini dell’e-commerce di importazione.
La disposizione è contenuta in un disegno di legge ancora da approvare. La parte europea è invece già in vigore.
Fonte: informazionefiscale.it
