/ Fiscalità agevolata 2026: nuove leve fiscali per innovazione e sostenibilità nelle PMI

Pubblicato il 4 Marzo 2026 in Fisco

La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025 n. 199) e il nuovo Codice degli incentivi (D.Lgs. 27 novembre 2025 n. 184) ridisegnano in modo organico il sistema delle agevolazioni fiscali a favore delle imprese, con un focus mirato su innovazione tecnologica, digitalizzazione e transizione ecologica, semplificando le procedure di accesso e rendendo più chiari i criteri di selezione dei progetti finanziabili.

Tra le principali novità spicca il ritorno dell’iperammortamento 2026, che sostituisce i precedenti crediti d’imposta del Piano Transizione 4.0: le imprese possono maggiorare il costo fiscale dei beni materiali e immateriali 4.0 e degli impianti per energie rinnovabili destinati all’autoconsumo, con aliquote di maggiorazione del 180%, 100% e 50% a seconda degli scaglioni di investimento fino a 20 milioni e con periodo di validità dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Operativamente, questo consente un abbattimento molto significativo del carico IRES sui nuovi investimenti, ma richiede alle PMI una pianificazione attenta per rientrare nella finestra temporale e rispettare i requisiti tecnici dei beni agevolabili.

Viene confermato e stabilizzato il credito d’imposta Ricerca & Sviluppo con aliquota al 10% delle spese ammissibili, affiancato dal rifinanziamento del credito d’imposta Design e Ideazione estetica, anch’esso al 10%, che riconosce valore alle attività di rinnovamento estetico e di prodotto tipiche del Made in Italy.
In parallelo non risulta prorogato dal 2026 il credito d’imposta Innovazione Tecnologica, riducendo le opzioni per i progetti che non rientrano pienamente in R&S o design e spingendo le imprese a valutare con attenzione l’inquadramento tecnico delle iniziative per non perdere copertura agevolativa.

Sul fronte territoriale, la conferma per il triennio 2026‑2028 del credito d’imposta per investimenti nella ZES Unica Mezzogiorno, con intensità fino al 70% sugli investimenti in beni strumentali nuovi, crea un canale forte per progetti produttivi nel Sud, soprattutto se collegati a energie rinnovabili, economia circolare e infrastrutture green. Per settori specifici, viene introdotto un credito d’imposta “Agricoltura 4.0” al 40% per investimenti 4.0 in agricoltura e pesca fino a 1 milione di euro, con necessità di decreto attuativo e rispetto delle regole sugli aiuti di Stato, elemento che impone alle imprese agricole di monitorare l’implementazione pratica prima di programmare gli interventi.

Il quadro fiscale è completato dal mantenimento del nuovo Patent Box, che consente una super‑deducibilità del 110% dei costi di R&S collegati a beni immateriali (brevetti, software, design registrato), potenzialmente cumulabile con il credito R&S per raddoppiare il beneficio su progetti altamente innovativi. Dal punto di vista operativo, le PMI possono costruire vere e proprie strategie integrate combinando iperammortamento, crediti d’imposta e strumenti finanziari agevolati (come Nuova Sabatini e contratti di sviluppo richiamati nell’articolo) per ridurre il costo globale dei piani di investimento 2026‑2028, a condizione di presidiare scadenze, limiti di cumulo e requisiti documentali.

Nel complesso, il 2026 si presenta come un anno particolarmente favorevole per chi intende ammodernare impianti, digitalizzare processi, investire in sostenibilità e valorizzare la proprietà intellettuale, ma richiede alle imprese un approccio meno occasionale e più strategico alla finanza agevolata. Diventa cruciale dotarsi di competenze interne o di consulenza specializzata per selezionare gli incentivi più coerenti con il piano industriale, gestire correttamente le domande e le certificazioni tecniche e prevenire rischi di revoca o contestazioni in fase di controllo.

Fonte: fiscoetasse.com